Illustrare l’arte, quella meno evidente, e percorrerla, creare un percorso pubblico di emozioni e conoscenze, contribuendo così alla piena consapevolezza dei luoghi

Viviamo una realtà sospesa in cui la comunicazione è ridotta a veicolo di contenuti spiccioli e rapidissimi. Abbiamo perso il senso dell’approfondimento e della verticalità e siamo già oltre l’“uomo a una dimensione” di Marcuse.

Imperano le fake news e gli speculatori, finanziari e politici. Per chi si occupa di territorio, come noi a Centocelle, questo è un limes, una costrizione con cui fare i conti. CentRocelle nasce tre anni fa proprio per raccontare la complessità di un territorio, spesso ignota anche a chi ci vive.

Nostro obiettivo è la valorizzazione del patrimonio che abbiamo sotto gli occhi, pur con tutte le problematiche presenti. Illustrare l’arte, quella meno evidente, e percorrerla, creare un percorso pubblico di emozioni e conoscenze, contribuendo così alla piena consapevolezza dei luoghi.

Abbiamo pensato che il messaggio sarebbe potuto arrivare ma c’era una questione legata al linguaggio, come detto in apertura. Il cinema ci è venuto in soccorso. Il cinema è sempre stato molto presente a Centocelle, ex periferia di Roma Est. Prima per il suo aspetto decisamente di frontiera (ricordiamo La finestra sul luna Park, del ’57 diretto da Comencini e La giornata balorda, di Bolognini con soggetto di Moravia e musiche di Piccioni), per la connotazione popolare autentica (lo stesso Accattone del ’61), e poi per quella sua aria di nucleo territoriale sospeso tra modernità e ribellione, che ne facevano set naturale per narrare un certo tipo di storie.

La presenza di edifici storici (la scuola Fausto Cecconi), di attività private che richiamano il passato (il Bar Orazio su tutti) ha fatto il resto. L’itinerario che CentRocelle propone guarda lontano, nel tempo e nello spazio. Abbiamo scelto il cinema come metalinguaggio, raccontiamo i film che qui da noi hanno visto la luce parlando dei mutamenti sociali, urbanistici, culturali, legando quello che il quartiere era a quello che il film voleva rappresentare, ai sogni dei protagonisti, alle aspirazioni del popolino, alla fase storica e sociale che veniva vissuta in quel momento. Il registro stilistico prescelto permette anche di prendere coscienza di come le piazze e le strade di ieri sono diventate come le vediamo oggi.

E nel farlo il cinema supera se stesso, perché da finzione (intesa alla Besson) diventa spesso l’unico testimone della memoria che fu. Su piazza San Felice da Cantalice sono stati girati 3 film tra il 1961 ed il 2017, un arco temporale di quasi sessant’anni. Ci fanno vedere una piazza diversa, cambiata tra i decenni. La narrazione ci dice come e perché. La prospettiva storica della pellicola diventa, nel nostro caso, strumento di lettura del territorio e delle sue dinamiche. E ci aiuta a contestualizzare, con taglio storico e sociale e rimanendo nell’esempio, l’importanza di quella chiesa nel tempo, la sua particolare genesi, i flussi migratori che a partire dai primi anni del ’900 hanno poi portato a quelle scelte urbanistiche.

Cinema come filo conduttore e chiave di lettura, dunque. Ma territorio come unica grande scenografia, mutevole nel tempo e nello spazio ma grande libro dei racconti di una comunità. CentRocelle intende consegnare ai propri associati un’esperienza unica, un contenitore in cui inserire cinema, storia, antropologia, urbanistica, società, politica. Un’esperienza che crediamo si possa replicare un po’ ovunque.

 

originariamente pubblicato su https://www.cineclubroma.it/images/Diari_di_Cineclub/edizione/diaricine…;