Ve lo ricordate? Quante storie si intrecciano nel racconto del nostro amico Max

Sarà che l'altro giorno mia madre avrebbe compiuto 94 anni, sarà pure che sto invecchiando... ma pensavo a quando, nei primi anni '70, andavo al mercato con mia madre. Il mercato era quello di Piazza dei Mirti, io avrò avuto 7/8 anni, lei si dotava di carrello d'ordinanza, borsellino sotto il braccio e partivamo alla volta della piazza.

Che poi in effetti il mercato non si trovava sulla piazza, ma si svolgeva su due strade una delle quali partiva da Piazza dei Mirti. Le strade erano Via dei Platani e Via delle Giunchiglie, il mercato terminava poi su una piazzetta, Piazza delle Peonie, divenuta in seguito tristemente nota per un triste episodio legato ai cosiddetti “Anni di piombo”, ma questa è un'altra storia.

Sulla piazza, allora si trovava anche un capolinea di autobus, l'anello del trenino che portava a Termini e pure un Grande Magazzino, dove all'entrata una giunonica signora pugliese vendeva taralli artigianali con la sua cesta di vimini. Proprio all'ingresso del mercato, sulla sinistra ti accoglieva un vecchietto con il suo carrettino mobile, che vendeva cartocci di olive e lupini che tirava su con una schiumarola da certe bacinelle contenenti del liquido non meglio identificato; mentre d'estate sulla destra c'era un cocomeraro.

Poi, potrei ancora disegnarne la mappa, c'erano i fiorai, a seguire dei box di articoli casalinghi, articoli per animali domestici e box che vendevano ciabatte e pantofole e qualcosa di abbigliamento. Quindi sulla sinistra cominciavano i banchi dei “pesciaroli”, vicino alla fontanella, che con i loro stivali di gomma ti incartavano il pesce con la carta di giornale, mentre sulla destra c'erano i banchi che vendevano “frutta esotica”, ovvero ananas, noci di cocco, noci brasiliane, frutta secca nostrana e banane, all'epoca alquanto costose, tanto che mia madre ne comprava solo due o quattro per volta, sempre in numero pari, dal momento che in casa le mangiavamo soltanto io e mio fratello, non ho mai visto mio padre e mia madre mangiare una banana; un'altra esclusiva di questi banchi erano i succhi di frutta in bottiglietta, infatti tutte le volte mia madre me lo comprava ed io lo sorseggiavo camminando.

Proprio nel punto in cui il mercato faceva una curva a destra prendendo appunto Via delle Giunchiglie, c'era una signora con un minuscolo banchetto che vendeva alici sotto sale che prendeva da un bidoncino di latta. Di seguito cominciavano i banchi di frutta e verdura, poi i macellai, la pasta fresca ed i “pizzicaroli”, mia madre andava sempre da quello di sua fiducia che chiamava “Tomassino”, un distinto signore che portava dei baffetti alla Clark Gable, con la matita poggiata sull'orecchio, alto e magro, che portava sempre la cravatta sotto il camice da lavoro; ricordo che spesso mi regalava un palloncino.

Arrivati verso la fine del mercato, appena prima dei banchi dei “vignaroli”, coloro che vendevano ortaggi, frutta e verdura di produzione propria, c'era una vecchina un po' scorbutica, avrà avuto 90 anni, che vendeva soltanto gli “odori”: prezzemolo, cipolle, sedano e carote, che ti serviva i propri articoli incartati frettolosamente nelle pagine degli elenchi telefonici e per pochissime lire; malgrado la scarsa simpatia ed i magri guadagni, mi regalava pure sempre una carota da sgranocchiare, “capata” da lei con un vecchio coltello da tavola lurido con il manico in plastica colorata. Itineranti per il mercato poi c'erano pure dei ragazzini che vendevano delle trecce di agli che portavano appese al collo, come delle ghirlande hawaiane.

Oggi mi chiedo, la signora pugliese dei taralli, il vecchietto delle fusaje, la signora delle alici, Tomassino, la vecchina degli odori, il ragazzino dell'aglio... ma come campavano? Il sacrificio che facevano, valeva la pena? Probabilmente, sopravvivevano; forse quel poco che avevano bastava loro; magari erano comunque felici e consapevoli di esserlo.

Max Cerbini

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